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Gillo Dorfles

Dopo averlo ascoltato in conferenza, ti stupisce ritrovartelo davanti, in giro per Ascoli, e farci due passi assieme, quasi in confidenza, come con un giovane papà…ha solo cent’anni…

Pieno di curiosità, quasi corre per le due piazze (oggi magnifiche, giacchè sgombre come ormai di rado): vuol vedere, addirittura vorrebbe entrare nel Battistero e in Cattedrale, ci sarà stato mezzo secolo fa o più. NO, NON SI PUO’: S. Emidio è chiusa, alle 12. Sbarrato pure il Battistero.

Strano, dice Dorfles, ed è il “come” lo dice, a imbarazzarti…

Si cercano le chiavi, in affanno. Così, sotto le scale parliamo, ma il suo pensiero per noi è troppo veloce, ci anticipa sempre (dobbiamo solo parlargli un po’ forte), ci fulmina con frasi sulfuree, sempre garbate.

Per qualsiasi concetto, anche prima in conferenza, massimo quattro vocaboli e un verbo.  Zac.

Mai “un attimino”, mai “in qualche modo”, mai “assolutamente sì”! Nell’attesa, mi autografa il libro “Irritazioni”, gli accenno che ancora posseggo orgoglioso, di mia figlia, l’ABITACOLO n. 124 di Bruno Munari, “l’unico oggetto di design” del grande inventore suo antico carissimo amico e co-fondatore del MAC. Per dirgli, timidamente, che molti anni fa anch’io, in piccolo, m’ero comportato come “quel suo amico dentista della Versilia che per la figlia che si sposava aveva comprato tutti mobili d’autore. Usava così, in un certo mondo borghese…”

E le chiavi ancora niente.

Lo osservo: elegantissimo, però essenziale. Non una “firma” addosso. Il Design in persona. Penso: il miglior design è quello che non si vede…, ma c’avrà la badante? Pensiero basso, scusa.

Passa Celani-presidente-di-Provincia. Presentazioni. Chiediamo: perché qua è tutto chiuso? Ehm…c’è un mare di competenze…Ehm…facciamo quello che possiamo…Ehm…forse il prete…Ehm…saluti. Via.

Ma già, non siamo noi quelli del Pantheon nell’Urbe, dove cacciano musicisti e pubblico a 4 minuti dalla fine del concerto? Ah, magari Ascoli fosse Helsinki, la città del Design. Per adesso, ad andar larghi, è la città del frittomisto, ma figurati se glielo dico, rischierei una sberla, Gillo si “irrita” facile…

Toh, arriva la chiave del Battistero. Entriamo. Buio. In un lampo Dorfles gli fa la TAC, per subito inorridire: cosa ci fa quell’orribile simil-balaustra in plexiglass attorno alla fonte? Qui è tutto romanico, geometrico, di pietra. TOGLIETELA! La strattona, non avesse cent’anni la smonterebbe. L’aveva detto, in conferenza, che il kitsch (l’opposto del design) non lo sopporta. Esce scontento. La Cattedrale manco la guarda più, tanto resterà chiusa. Chiave niet. Ci tornerà, fra qualche anno.

Tagliando piazza Arringo, di nuovo tutti in piazza del Popolo, da Meletti. Ecco il quieto agguato di stampa-fotografi-cineoperatori-radiotelevisioni, d’obbligo le interviste (“Dorfles qual è? ”… sob!).

Gli tocca l’aperitivo, a Dorfles. Tavolo-nord-esterno-d’angolo, ma qui c’è corrente, dico, invano,… Lui mi guarda forse riconoscente, dietro quegli occhialoni splendidi, ma già arreso. Mi par di leggere nel suo pensiero “…Presto, veniamo al sodo…”.   Fine.

Spero non si sia troppo irritato, il Maestro, per aver un po’ dialogato e passeggiato con un impertinente “sconosciuto sfiorato per strada”…

PGC

* Biennale Internazionale del Design   Ascoli Piceno   7.5.’10  h10    Palazzo dei Capitani   Gillo Dorfles: Conferenza.

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