Peggio della Geneviève
Svenduta per 27.000 euro la nave-scuola Francesca Palestini



Una Scuola di Mare che si vende l’unica barca è come se
– un falegname si vendesse la sega
– un fabbro si vendesse il martello
– un contadino si vendesse la zappa
– un pilota si vendesse il volante
– un ristorante si vendesse le pentole
– Il Papa si vendesse San Pietro …

Dice la Preside che con i costi di manutenzione ci rimetteva, che il Comandante non c’era più o era scappato, e che gli alunni-marinai erano solo 6 (magari ripetenti). Dice anche che TUTTI SAPEVANO dell’asta di vendita – gli stessi che adesso piangono come coccodrilli – ma se ne sono fregati. La Francesca Palestini migrerà in Albania. Almeno non ne faranno spezzatino come della Geneviève, di cui ci resta un tronco di prora che non trova pace, sballottato tra discariche spontanee cittadine, cortili abbandonati e chiacchiere.

Ma per la Geneviève la sorte era segnata, non poteva finire diversamente: dopo il suo incauto acquisto e i megalomani progetti di ri-utilizzo, quel grasso barcone senza eleganza (né gloriosa storia), divenuto – per le solite inerzie decisionali – un inservibile ingombrante e costoso ferrovecchio, poteva solo essere venduto a peso. Adesso, trasformarne – come minacciano – la sua scassata prua nell’ennesimo pomposo monumento (restaurarla non costerà più di 27.000 euro?) da posizionare nei soliti posti “marinari”, che senso ha? Non è meglio lasciarla morire “naturalmente”, in uno spazio diverso, imprevedibile, improbabile ma attenzionale, dove nessuno proprio si aspetta di vedere la punta di peschereccio: chessò… infilzata in una collina, adagiata sul tetto di un edificio pubblico, appesa al campanile di una chiesa, acquattata sotto una pineta (come non detto, le stanno segando tutte), appollaiata sul casello autostradale, in Stazione… , così com’è, illuminata da un faro, senza incensanti targhe (non sapremmo neanche tradurle bene in inglese), con solo un cartello: “Geneviève, barca di San Benedetto che girava intorno al mondo senza amore come un pacco postale. Ora c’è Facebook”. Pubblicità visibile, efficace, a costo zero.

Altra cosa questa Francesca Palestini – lo dice il nome stesso, altro che francese – agile ed efficiente nave-scuola (di valore almeno 10 volte l’asta) FONDAMENTALE per l’unica Scuola di Mare. Raggiunto lo scopo di quasi regalarla, tanto vale chiuderla, la scuola, farci un parcheggio, un Centro Commerciale, una banca, un grattacielo-che-ci-manca… Svenduta a un albanese, una migrazione al contrario. Certo peggio ancora, se finiva rottamata come le decine di nostri pescherecci che nell’indifferenza generale sfilano sul patibolo del Porto per venir tagliuzzati da tenaglie giapponesi.

Ecco, il Porto di San Benedetto stupidamente si sbarazza dei suoi pescherecci scomodi, la Scuola di Mare svende sua migliore “maestra”. Fra poco venderemo il mare, l’aria…

Eh, son scelte culturali: 27.000 euro è meglio dilapidarli in Fuochi Artificiali della Madonna, che per una nave-scuola continuatrice di quella tradizione di “Operatori del Mare” di cui diciamo di andar fieri ma che tradiamo ogni giorno.

21 aprile 2017                         PGC

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