I RIPASCIMENTI HANNO ROTTO IL PONTE DI TESI’
[Grottammare: lesionato e chiuso il ponte di Tesino sul lungomare]

      Dal 2009 al 2012, al tempo dei folli ripascimenti con le sabbie nere, al tempo dei trasporti intensivi di massi per moli e scogliere, al tempo della furba “fabbricazione” di ghiaia sull’adiacente argine Sud, transitavano sul ponte di Tesi’ del lungomare di Grottammare decine di massicci camion-da-cava al giorno. Li contammo. Li fotografammo. Ne scrivemmo a più riprese.
       Allora, osavamo protestare (quasi soli-soletti) per l’invasione di sabbie nere estranee al nostro ambiente, per l’inquinamento e i rumori e i disagi, per le scogliere peggiorative, per l’abusiva “fabbricazione” di ghiaia di vario calibro direttamente sull’argine (non si sa chi la comprava nè chi ci guadagnava), per i costi pubblici spropositati… 
Salvo i Carabinieri del N.O.E. di Ancona – che fecero indagini appurando pesanti responsabilità loschi affari e ruberie anche in Regione – nessuno ci diede retta. Anzi ci irrisero per anni, i nostri bravi Amministratori che quei lavori a suo tempo li richiesero e brigarono per ottenerli, e solo quando finirono in un palese insuccesso un po’ se ne preoccuparono. 
Di quelle “battaglie”, che solo una stampa minoritaria parzialmente seguì, non resta nulla. Neanche le sabbie nere, per fortuna, che – pur lautamente pagate – se ne sono andate da sole senza “ripascere” un accidente.
       Ma allora non immaginavamo che altri guasti sarebbero venuti a galla come “effetto collaterale”. Prima che gli studiosi e le commissioni approntate in tutta calma lo appurino al modico costo di 72.000 euro, noi pensiamo (gratis) e per quel che vale lo diciamo, che le lesioni del ponte sul Tesino siano state provocate dall’uso intensivo che se ne fece al tempo dei ripascimenti.
       Temiamo verrà fuori che quel ponte fu progettato per sopportare un traffico “normale” di lungomare turistico, non per farci passare intensivamente (40 transiti al giorno!) grandi camion stracarichi di pietre e sabbia, giganteschi vibrantissimi trattori cingolati, infernali macchinari di lavorazione della pietra e quant’altro
        Le lesioni di oggi dunque non sarebbero imputabili (solo) all’età e all’assenza di manutenzione e controlli (pazzesco che non vi siate neanche accorti che nelle sue scatolature il ponte era “abitato” a turno da poveracci, involontari realizzatori del “progetto di ponte abitato di Le Corbusier” [PLAN OBUS, Algeri – 1931]. E’ già una fortuna, comunque, non avervi rinvenuto cadaveri!).
      Insomma: il ponte sta (forse) per schiattare semplicemente perché è stato troppo sollecitato con carichi e vibrazioni “abusive”. Siccome è educato, avverte. Con le crepe.
 
        No, allora non l’immaginavamo, ci dispiace. Altrimenti l’avremmo detto.
 
        4 maggio 2017                           PGC                          
                   
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