I FURBETTI DEL TERREMOTO

Gli scandalosi 5.000 euro una tantum alle 5.000 marchigiane partite IVA terremotate

 

Di questi tempi magrissimi anche un sano lancio di monetine di craxiana memoria risulterebbe oneroso. Ma alla nostra frustrata psiche di cittadini oltraggiati – da una classe politica locale copia conforme di quella nazionale e da un ceto imprenditoriale degni l’uno dell’altra – gioverebbe bersagliare con tintinnante pioggia di centesimi i legislatori regionali che vararono la distribuzione a pioggia di 5.000 Euro ai circa 5.000 autonomi con partita IVA che anche per un sol giorno (!) il terremoto del 2016 abbia costretto ad interruzione di attività; e con essi, i destinatari delle prebende (molti dei quali in labilissima o nessuna relazione con sisma e macerie) che impudentemente si affrettarono a far domanda autocertificandosi; e anche quei sindaci, assessori, amministratori a vario titolo, ex o in carica, che alle critiche reagirono sdegnati gridando alto alla lesa maestà.

[Suggestiva coincidenza onomastica: dal romano Hotel Raphaël uscì il Craxi monetinizzato, l’anconetano Palazzo Raffaello ospita la Giunta Regionale Marche]

 

Se dopo il terremoto dell’Aquila certi manigoldi ai piani alti ridevano pregustando l’arraffo legalizzato come da collaudato costume italico, oggi un governo regionale offende il suo popolo terremotato, già lungamente beffato da responsabili istituzionali tanto lenti incapaci inefficienti nella gestione del dopo, quanto di mano lesta nel dispensare con destrezza ingiustificate/ingiustificabili elettoralistiche prebende.

 

Tornerà utile, a tutti costoro, che oggi la generale attenzione sia dirottata (è un caso?) sulla polemica antitasse del sindaco d’Amatrice, sulla visita del premier alle casette, e infine distratta dal rimedio principe, quello che spazza via ogni ubbia, malumore, risentimento: è ferragosto, e s’annamo a diverti’

 

Sarà presto dimenticato (lo è già) il soprassalto di indignazione affacciatosi perfino – evento epocale – sulla prudente stampa nostrana; questa d’altra parte, come chi s’è troppo esposto, già s’affretta a ospitare dichiarazioni, chiarimenti, giustificazioni delle parti interessate: ma nessuna smentita (difficile smentire atti pubblici e documenti ufficialI), solo la sperimentata strategia di far quadrato, difendere l’indifendibile, nascondere lo sporco sotto il tappeto.

Dal canto suo l’opinione pubblica, di già corta memoria, accetta di buon grado che non la si disturbi con fastidiose considerazioni di etica nel bel mezzo della crapula ferragostana.

 

Beneficianti e beneficiati dovranno solo attendere – non molto – che il fumo dello scandalo svapori, protetti dall’ampio ombrello di un costume politico che accomuna destre-sinistre-centri e populisti: in questa svergognata italietta niente è più trasversale della cultura dell’arraffo e del tornaconto applicata alla res publica, nessun principio etico è più ignorato di quello che esige da figure pubbliche una quota inderogabile di moralità maggiore di quella che ci si attende dal privato.

 

Se ne faranno una ragione coloro che da un anno attendono la rimozione delle macerie (l’85% ancora in loco) e la scandalosamente tardiva assegnazione – se mai ci sarà – di una casa una casetta o una stalla; fingeranno di credere alle nenie del “mancano i soldi”, del “ce lo impone l’Europa”; ai “controlli” a campione annunciati sul 5% (meno di 250) dei quasi 5.000 destinatari dei 5.000 euro; alle rassicurazioni ferragostane del Gentiloni in gita (dopo il Papa, i Renzi, i Mattarella …)

Rassegnati all’irredimibile indecenza di questa politica, tra gli umiliati e offesi ci sarà sempre qualche anima candida che offrirà pure la crostata fatta in casa (quale casa?) al premier in visita anziché dargliela, con nessuna voglia di ridere, in faccia.

 

 

15 agosto 2017                                                            Sara Di Giuseppe

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