RIPA BRAVA

[ Che bella, “Che jella!” ]

      Ci vado prevenuto, sono quasi tutte uguali: sagre in ogni salsa (pure con nomi osceni), feste del Patrono, feste di quartiere, feste di qualsiasi cosa. Alcune truccate da festival, o da eventi. Come il Dio Commercio vuole, ridotte a spaventose mangiatorie e sbevazzamenti, chiasso, confusione, musicacce, botte e sporco. Tutte livellate che più in basso non si può. Però dicono che sono un successo, la gente ci va, se si abbrutisce ancora un po’ che male c’è? Specie d’estate, l’importante è esagerare.  [ma Jannacci lo diceva con classe].

Invece che bella sorpresa, “Che Jella!” : un ritorno alle origini, alle giuste motivazioni di una festa, un allegro democratico annuale raduno di quartiere aperto a tutti, dove nessuno si sente escluso. Con un’organizzazione impegnata e semplice, popolare, partecipata, affettuosa. Il Dio Commercio è stato tenuto fuori, solo piccole sorridenti e mai invadenti bancarelle “paesane” che vendono cose piccole a piccoli prezzi.

Niente gazeboni di birre e vini e intrugli fetenti, né camionate di fritti gnocchi porchette arrosticini… Il “genuino” mangiare arriva dritto dalle case, dai piani-terra, dalle scale strette, esce fumante e profumato dalle persiane aperte, poco alla volta. Accoccolato sulle panche sparse, volanti ma ordinate, ti senti a casa tua. I commensali, quando non li scegli, te li fai lo stesso subito amici, ci parli; i bambini fanno i bambini senza rompere e strillare; i ragazzi anch’essi numerosi, meno smanettanti sugli smartphone, si guardano intorno curiosi; pure gli anziani-scappati-di-casa si mescolano agili, ma non tristemente tra loro. Tutto un popolo che credevi estinto.

I previsti intrattenimenti e spettacoli(ni) spuntano nelle piazzette e negli slarghi o dove capita, solo la mostra-non-MostraMI deve star ferma nel bel chiostro quadrato, ci entri da un semplice portone – nessuna soggezione verso l’arte. Attrazioni studiate, educate, di qualità. Il “duo bucolico-comico-burlesco” canta e suona con gaia leggerezza (senza il TUM-TUM), i diversi spazi di teatro hanno il sapore dei burattini, del teatro di strada, del Carro di Tespi…, al “Truccabimbi” i piccoli aspettano eccitatissimi ma in fila come alla Posta. Occhi che girano come periscopi, sorrisi ritrovati, orecchie soddisfatte. Tante altre animazioni me le perdo, è che ad ogni postazione mi incanto e non mi stanco. Il tempo vola, la festa va. In quieto crescendo, senza fretta, senza rumori molesti, senza spinte. [E per incanto, già la mattina dopo tutto sarà pulito]

Questo stretto e lungo quartiere in discesa ha avuto una metamorfosi. Appare più accogliente, vivo, bello. Le sue spine o non le vedi o le trovi poco dolorose, facili da guarire. Eppure è Ripa: la Ripa che ti dipingono sazia, pigra, annoiata, senza slanci, senza desideri, senza futuro. La Ripa che “meglio-senza-sindaco che farsi amministrare come finora”, la Ripa commissariata, spopolata, spesso rassegnata, dalla cultura mortificata come le sue bellezze. La Ripa che “ci vorrà un secolo per riprendersi”, se mai accadrà…

Certo, non basta una sera per cambiare. Ma queste persone qui mica sono fantasmi, sono reali e ci sono: con le loro energie straordinariamente positive, fresche, capaci. Possono fare e sbagliare. E se con coraggio spazzano via il passato, il passato-presente e il futuro-presente, forse solo loro possono far ripartire Ripa.

Vera “jella” sarebbe spegnersi, tergiversare un anno, aspettare con disperanza le elezioni, rinunciare. E accontentarsi di questa bella festa del Quartiere Agello, e delle prossime ancora più belle…

 

19 agosto 2017                                  PGC

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