Dai diamanti non nasce niente, dalle bombe nascono i fior

[Non è vero, ma nel ’47 dal cratere di una bomba a San Benedetto è nato il PINO BAR]

      Così mercoledì 13 settembre compirà giusto 70 anni. Che il fiore-PINO BARnacque dal cratere di una bomba è vero (se lo sapeva Fabrizio De André!…), e pensa come fu contento il suo progettista ing. Onorati, che quello nascesse a pochi passi dall’altra sua graziosa creatura, la già giovinetta Palazzina Azzurra (1934). Infatti il “naso” della dolce torretta le rassomiglia, e guarda pure dalla stessa parte.

Sarà una festa senza rumore, allegra e pensosa, un po’ anni ’60 – ’70, col PINO BAR sempre lui, solo un po’ invecchiato, ma con eleganza; come all’incirca uguali sono i tavoli tondi e le sedie di ferro tubolare a spaghetti arancione; pure la ghiaietta scricchiolante che s’infila nei sandali è sempre lei (da milioni di anni…), e l’instancabile sempre fresca fontanella, e i grandi pini mai così grandi, cent’anni ormai. Sarà quasi la stessa atmosfera, ma con amici-clienti nuovi.

Guardando il juke-box, pochi ricorderanno che ai tempi stava girato dall’altra parte l’allora Wurlitzer con la cassa di legno e il vetro panoramico piatto (non bombato) – il primo juke-box di San Benedetto – dove dentro aspettavano la chiamata delle 100 lire i 45’ di Harry Belafonte, Elvis Presley, Paul Anka, Bobby Darin, Giorgio Gaber… C’era chi disquisiva sul “repertorio”, chi trovava più entusiasmante il juke-box dello chalet Lazzari (o Antares)…

Il PINO BARci aiutava a vivere. Il tempo passato qui non era una ricreazione, non era come andare al cinema, che pure ci piaceva da matti. I sogni, i dubbi, gli amori sembravano reali, anzi lo erano. Ricordo che spesso facevamo respiri lunghi e densi, quasi per frenare l’impeto delle emozioni, dei pensieri, dei desideri di futuro. Era tutto avvolgente, lirico, semplice. Vabbè, esagero, le mie sono memorie labili esposte al vento…

Però, forse, sarà anche una festa-poco-festa, viste le nuvole minacciose che si addensano sullo zenit del PINO BAR. E’ più di una notizia che lo vogliono togliere a Maria e alla sua famiglia che lo gestiscono con cura da 30 anni e soprattutto lo “conservano” come nessuna Soprintendenza sarebbe capace. Eppure hanno trasformato questo merito in una “colpa”: basta col vecchiume, il PINO BARdeve modernizzarsi, arrivino nuovi e più agguerriti padroni, ci vuole un’asta!

      Non sia mai. L’affettuosa e potente raccolta di firme non è una supplica, ma la testimonianza e la difesa di un diritto. E se occorreranno altri passi per contrastare anonime voci allo sbando che portano insane calunnie e pesanti falsità, dovremo aiutare Maria a farli.

     I “diamanti” – da cui non nasce niente – non devono vincere.

 

10 settembre 2017                            PGC                  

 

   

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