Geneviève è stufa

         Chiedeteglielo, ne ha diritto: vuoi tu, Geneviève, continuare a soffrire facendoti rifare – magari di plastica – la faccia (la prua o prora, l’unica rimasta dopo lo spezzatino feroce del corpo) per poi farti inchiodare come un trofeo di caccia alla foce dell’Albula col mare in faccia? [nell’ex Parco-Bau… “a guardia del giardino sull’Albula”, come un cane!]

Direbbe di no, anzi lo griderebbe.

E’ troppo stufa di mare Geneviève, le ha dato solo problemi, giustamente non vuole più vederlo. La sua malandata prua, se non – gratis – sottoterra che sarebbe la morte sua, gradirebbe riposare in pace lasciandosi consumare naturalmente anche fuori-terra, purchè in un posto senza il mare tra le palle, e un po’ più ameno tranquillo e meno puzzolente (sempre che ne esistano ancora a San Benedetto). Senza spese ovvio, salvo il carro funebre (un normale carro attrezzi).

Avrebbe visitatori volontari, affettuosi e sinceri (sambenedettesi di cuore, pescatori non ancora estinti…): non i turisti, non i curiosi, né branchi di studenti persi.

Direbbe anche: Risparmiatevi i 200.000 euro! … Avete loscamente demolito decine e decine di pescherecci ancora validi, con le prue intatte, che potevate quelle sì mettere in fila dove cacchio volete per farvi belli e incensarvi di una faticata storia che di tanto in tanto riesumate solo per conveniente quanto colpevole retorica.

Lo so, io sono solo la Geneviève, non sono mai stata “il vostro amor”,* me ne avete fatto passare di tutti i colori, lasciata per anni moribonda a mollo in porto… “dove mai troverò felicità?” *

*Geneviève, Giorgio Gaber, 1961

 

28 settembre 2017                     PGC

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