“Le mani legate”
ovvero
S.Benedetto, il sindaco, gli alberi molesti.

        A San Benedetto T. il sindaco che il mondo c’invidia commissiona a una testata dell’ubbidiente stampa locale – 29 novembre, le altre seguiranno – un accorato articolo.

        Grido di dolore sull’impotenza del Comune nel condurre in santa pace e indisturbato la lotta contro gli alberi della città.

Soprattutto contro i pini. I quali, come si sa, vivono con nessun altro scopo che franare sul cranio dei passanti (vecchine e bambini), spiaccicare auto, sollevare con le radici asfalti e marciapiedi, lasciare a terra sporchevoli aghi, offrirsi generosi alle impellenze canine, far inciampare gli imbecilli con l’occhio fisso al cellulare, ostacolare gli ameni parcheggi richiesti dai comitati di quartiere… e via boicottando. Quelli più anziani, addirittura, non c’è santi che si tolgano di mezzo a favore di ornamenti più glamour e Dubai-style.

       “Abbiamo le mani legate!, geme sindaco Piunti: un Soprintendente Regionale cuore-di-pietra, Carlo Birrozzi, blocca la nobile missione di spazzar via dalla città le inutili piante. Infinite, ahinoi, dice l’inconsolabile sindaco, le difficoltà di operare su alcune essenze arboree (ma c’è ancora chi parla così? n.d.a.), anche pericolose. E ancora: la situazione di viale G.Moretti (quei 14+14 pini grandi sani e belli davanti alla scuola, da tagliare – tanto per educare all’ambiente – per far posto alla continuazione di una pista ciclabile demenziale, costosa e fuori norma, n.d.a.) è in stallo da un anno…”

E giù lacrimoni da spezzare il cuore a un orco, prontamente raccolti e pubblicati dal compassionevole porgimicrofono.

Preso da cotante ambasce, il sindaco non immagina che gli alberi, loro, avrebbero lasciato volentieri e da un pezzo ‘sti posti di persecuzione feroce ai loro danni, di amministrazioni mani-di-sega, di ambientalisti-segambiente, di verdi sporchi, di associazioni sotto traccia e di cittadini a capo chino. Se solo avessero potuto…

Purtroppo non possono spostarsi da soli, sentendosi minacciati. Nati, o piantati lì, lì restano, lì muoiono, spesso uccisi. A meno di non escogitare qualcosa di clamoroso, con gli imperscrutabili mezzi di cui dispongono, per vendicarsi o ribellarsi o anche solo difendersi da umani colpevoli e cialtroni.

Finora non ci hanno pensato, ma…

Nel film The Happening capita che gli alberi si ribellino alla prevaricazione degli umani, e lo facciano a modo loro: il vento stormisce tra le chiome e quelle, insospettate, liberano potenti tossine capaci di instillare pulsioni suicide. Le persone si fanno fuori da sole in quantità industriali, con modalità banali o fantasiose o “gustosamente raccapriccianti”; e per un contagio che finisce in una parte del pianeta un altro ne comincia da un’altra parte.

Geniale, dopo Gli uccelli di Hitchcock, dopo Cecità di Saramago.

In città, nei parchi, sulle strade, nelle metropoli americane o a Parigi: in The Happening un respiro di vento fra gli alberi e l’istinto di conservazione si spegne. Ti spari, passeggi nella gabbia dei leoni allo zoo provocandoli finchè non ti sbranano, fai un tuffo carpiato senza rete da un’altissima impalcatura, ti pugnali con un fermaglio, ti butti sotto un’auto in corsa, ti fai fare a striscioline sottili da un erpice rotante… Va bene tutto, la fantasia non manca per assecondare l’improvviso istinto di autodistruzione quando una tossina liberata dagli alberi umiliati e offesi decide che devi toglierti di mezzo perché la natura non ne può più di te umano.

L’epidemia di suicidi, la ribellione dei pennuti, l’inspiegabile contagio che rende tutti ciechi: metafore di una natura spazientita che si ribella.

E non è detto che sia fantascienza, sindaco Piunti.

Piuttosto, ringrazia questa Soprintendenza che ti lega le mani, e augura a te stesso – noi ce lo auguriamo già – che continui a legarle il più a lungo possibile, e a più gente possibile.

 

 “Non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo.

  Ciechi che, pur vedendo, non vedono.”            

(J.Saramago, Cecità, 1995)

  

  30 novembre ’17                                    Sara Di Giuseppe

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