RIPA S’ILLUMINA

“Quando la musica incontra il cinema [muto]…”

Rossella Spinosa accompagna al pianoforte il film muto Nosferatu di Murnau (1922)

Ripatransone – Auditorium Santa Caterina   7 gennaio 2018 h17

ASSOCIAZIONE MUSICALE MARCHIGIANA / FONDAZIONE LIBERO BIZZARRI

       Ripa che s’illumina il 7 gennaio. Un mesto uggioso pomeriggio di nuvole rasoterra, freddo e vento; una spoglia chiesetta dell’800 benevolmente ribattezzata Auditorium; un concerto di pianoforte (“mezza coda stabile”) di musica indefinibile composta appositamente per il film:  unica copia, questa oggi restaurata, di quel pilastro dell’Horror muto che fu “Nosferatu” (1922), sfuggita ai legulei che con accusa di plagio – dagli eredi di Bram Stoker, autore del romanzo “Dracula”- ne imposero la distruzione di tutte le copie; un pubblico incappottato e intristito per le feste finite…

Calma, Ripa s’illuminerà.

Mettici pure l’attacco in tema, quindi “terrificante”, della pianista e compositrice Rossella Spinosa: una trentina di La superbassi violenti e potenti come colpi di mortaio, in crescendo, dal riverbero infinito, quasi doloroso (qualche impreparato spettatore potrebbe perfino filar via impaurito. Infatti.)

Atmosfera perfetta, insomma, e già qui la serata sarebbe un successo.

Nel buio, in “accordo” con le prime esitanti inquadrature, la musica però inizia ad articolarsi in modo meno ossessivo, pur se ancora sulle frequenze basse: e ti accorgi che è proprio quella, a farsi carico di sostenere, accompagnare, srotolare la trama, “spiegare” con efficacia molto più delle didascalie in inglese, complicate dai (bellissimi) caratteri gotici.

Fa qui il suo vero mestiere, la musica. Senza la quale, abituati e afflitti dai gratuiti bombardamenti acustici (che non spiegano niente) del cinema corrente, difficilmente resteremmo coinvolti in questa vicenda girata 100 anni fa. “Horror” certo d’altri tempi: ma quali spaventi, fa quasi tenerezza…

Tuttavia. Leggera, dolce e “fuorviante” solo la prima scena, il gattino soriano (qui il non-colore è giusto) che gioca in giardino e poi coccolato in braccio alla padrona… Per noi moderni è quasi un non-film: a parte il bianco/nero tremolante, le infedeli incostanti velocità, le ingenue architetture, severe ma smaccatamente da fiaba con l’orco cattivo, gli interni arredati da castello del re o da plebe morta di fame, i volti rugosissimi dai tratti ipercaricaturali, gli abiti rozzi e ruvidi, i bambini che sembrano adulti difettosi, i personaggi da teatro inglese ma pure buffi: Nosferatu, cioè Dracula – un nome una garanzia – non pare Mattarella come cammina? E quello, non è uguale al berretto della Bonino? Poi grossi topi in quantità industriali che passeggiano, escono dalle bare, mordono furiosi… e spiders dappertutto (paurosi ragnoni, mica auto sportive scoperte…)

In sala però non ci distraiamo (a parte il dover zittire la scostumata signora che – impermeabile agli zittii – disturba tutti cincischiando – per tutto il tempo! – con una rumorosa carta di caramella, incredibilmente tollerata dai vicini di posto, e pure traducendo l’inglese a voce alta per le amiche…).

La trama del film, anche per chi non la conosce, diventa quasi secondaria. Ci piacciono l’insieme e i particolari. A catturare sono proprio quelle sequenze improbabili, quadri che si aprono e si chiudono in rapidi ingenui coni di luce in rustica dissolvenza… e la musica al piano, sempre energica, che sottolinea, che parla, che rafforza, che rassicura (bè, questo poche volte…).

Quando al canonico The End si accendono le luci – e la signora la finisce, bontà sua, di scartar caramelle – ci ritroviamo per un attimo coralmente “muti” anche noi, con la netta sensazione che, fuori, Ripa si sia “illuminata”.

Eppure per Ripa dovrebbe essere normale, e da ben 100 anni: da quando cioè il “suo” IVO ILLUMINATI, ripano, si cimentava arditamente nel cinema muto fino a diventarne indiscusso riconosciuto maestro a livello mondiale.

Ma la città sembra essersene dimenticata.

Proprio quando il cinema muto ovunque torna in auge per il suo elevatissimo contenuto storico e culturale, Ripa pare abbia “spento” il suo Illuminati. Bisogna andare indietro, addirittura al 1997, quando la passione e l’intuito di un lucido Assessore alla Cultura riuscì ad organizzare un evento su Illuminati regista, di cui, oltre ad entusiastiche e competenti cronache giornalistiche ai più alti livelli, resta traccia nel bel disco di Arturo Stalteri (Selika suite, per pianoforte solo), commissionato da quello stesso Assessorato per accompagnare il film “Selika” – 1921 – restaurato dal Centro di Cinematografia Sperimentale di Roma.

Per il resto, a Ripa, del nostro illustre concittadino non resta traccia. Ripa dorme sul suo gioiello! Peccato mortale.

Chissà se questo coraggioso concerto del 7 gennaio opererà nelle coscienze un risveglio tardivo ma indispensabile. Rossella Spinosa correrebbe entusiasta a comporre, come lei sa fare, su Ivo Illuminati; e così Clementina Perozzi, ad organizzare concerti su concerti.

E Ripa farebbe utilmente la sua parte, come ha già dimostrato di saper fare: illuminandosi e illuminando.

 

10 gennaio 2018                       PGC

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