Dal GR3 delle 16,45 di giovedì 25 gennaio apprendiamo, noi tapini, che Trump-il-rosso è appena arrivato a Davos in una trionfante ”atmosfera cinematografica”(sic): all’evocativa immagine, l’emozionata giornalista aggiunge pseudo notizie sulla “spettacolosa scena da film” (sic) dispiegatasi davanti alle sue fortunate pupille.

Quello che noi vediamo:

  •  Il meglio dei potentati economici planetari in adorante attesa per firmare contratti a ics zeri tutti per loro
  • Il fior fiore di nerovestiti politici caramellosi e cazzari a ripassarsi discorsi tutti uguali di uguale squallore.
  •  Scagnozzi della sicurezza in super-allerta ringhiosi anche coi fiocchi di neve.
  • Giornalisti che mai hanno morso qualcuno figurati adesso, coi loro “cannoni” spianati e l’ossequio trasudante da ogni poro.

Servi di ogni tipo. Servi volontari e contenti. Servi di razza bianca. I servi di Davos.

Eppure sarebbe bastato così poco [e non sarebbe stato poco] per un salvifico soprassalto di dignità: un vigorosissimo fanciullesco bombardamento di palle di preziosa neve svizzera da costringere il Fetente a rifugiarsi nell’elicottero presidenziale.

E risate, risate a crepapelle, da rotolarsi nella neve (preziosa e svizzera).

Alla Dario Fo.

26 gennaio 2018                      PGC

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