AROUND GERSHWIN

Marcotulli/Tommaso/Paternesi TRIO

Rita Marcotulli (piano)  Giovanni Tommaso (contrabbasso)  Alessandro Paternesi (batteria)                                                                                                                                                                                                   

COTTON LAB – Ascoli Piceno    26 gennaio 2018 h21,45                         www.cottonjazzclub.it

          “Che non vi sembri una cosa presuntuosa, ma io ho deciso di scrivere WINTERTIME, dice a un certo punto Giovanni Tommaso imbracciando l’archetto che, inoperoso finora, si mette in moto silenzioso e pensante; con sulla destra cristalli sparsi di batteria e sulla… rive gauche gocce chiare di piano che diventano ruscello – giovane, ma tranquillo – e poi crescono.

Finchè eccole, dopo un po’ di girovagare, le due note (discendenti di terza) uguali a SUMMERTIME, quindi quella terza, diversa, che non ripete la prima ma si accoccola giusto in mezzo alle due. Una nota “più” di Gershwin, non è tutto lì ma tutto è lì.

          Creazione grande e geniale di gusto vintage, disarmante semplicità e sapore cinematografico. Poi, in 10 minuti scarsi la luce sonora cambia il paesaggio almeno tre volte: mentre il piano distilla note limpide e avvolgenti di fiume invernale largo e lento, la batteria ticchetta come un metronomo di scuola scandendo il tempo sui bordi dei tamburi e sul piatto grande (senti ghiaccioli rompersi…), e al centro, lui – minuto contrabbasso gigante – che scrive, tesse, recita a tratti da violoncello e “lega” emozioni, planando come cicogna.

         Pare un giorno di gennaio a Parigi (mi viene in mente il fiume di gennaio di Paolo Conte): pennellate da un inverno orizzontale di città senza tempo invecchiata con eleganza. Il mattino operoso di rimbombi ovattati, il mezzogiorno incandescente e ordinato, la sera romantica o con tremiti di nostalgia o dolce come un apfelstrüdel. Sarà che poco prima avevamo ascoltato, dello stesso Tommaso, “Un italiano a Parigi” esuberante fantasioso e spensierato (un simil-Capossela accelerato che si pente in swing), che certo aveva visto cose diverse dall’americano di Gershwin, essendoci andato dopo…

          Gershwin che mette d’accordo tre musicisti di tre generazioni. Con grandi affinità in comune, ovvio. E loro che ricambiano con una sorta di nuova carta d’identità: il bel disco appena registrato al Parco della Musica di Roma, e mirati concerti come questo al Cotton Lab, una casa ideale, un posto “molto poco italiano” (Tommasi), stasera ancor più partecipato. Sembra d’essere in un cinema speciale, dove le immagini le creano i suoni. Dove scelti jazzisti, normalmente “pagati per improvvisare” (sempre Tommasi), obbediscono ma con gli spartiti davanti, scritti a mano: suonano AROUND GERSHWIN “intorno” ad invenzioni e arrangiamenti studiati, e questi producono altre gemmazioni.

Musica di design. Enigmatica il giusto. Il piacere del dettaglio nascosto, ma che comunque arriva. Pretende solo ascolto attento, non necessariamente competente. Ogni strumento suona tutte le note possibili in scioltezza e sapienza, costruendo combinazioni sorprendenti impreviste e gustose. Non musica per caso. Men che mai da intrattenimento.

          Un Jazz mediterraneo che si ispira, diversificandosene, a quello che Gershwin “traghettò” nel dopoguerra dall’America all’Europa. Non semplici Standard [“derivati dai Musical e quindi da Puccini!”]. Soprattutto, un Jazz che respira l’affetto di chi lo suona: nei calorosi ringraziamenti finali traspare con professionale misura la giusta soddisfazione per aver realizzato un ottimo concerto, ma scesi dal palco, quasi in privato, nella penombra, Rita Giovanni e Alessandro li vedo condividere, nei sorrisi e negli abbracci, una contentezza sincera e genuina, prima di ristorarsi con una mezza minerale.

          30 gennaio 2018                         PGC               

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