AUC 51 = 600M

ovvero: “Il gioco del tempo” ad Ascoli Piceno

  Per due giorni siamo stati i protagonisti di quest’equazione quasi-impossibile eppure reale, dove 600 diventerà rapidamente 601, 602, 603… dove il tempo è nascosto in M (mesi) e dove noi – oggi una settantina in carne e ossa – siamo stati essenziali ma non inossidabili: diventeremo 0 ben prima che 600 arrivi a 1000. Quest’equazione quasi-impossibile quindi sparirà. Qualcuno però potrà sempre dimostrare che è esistita ed è stata rigenerante per quegli AUC del 51° che l’hanno intensamente vissuta come affettuoso nostalgico “gioco del tempo” riservato solo a loro.

Sarà che il tempo gioca sempre e noi non ce ne accorgiamo perché troppo “occupati a vivere”: peggio, inquadriamo ingenuamente i suoi giochi nelle convenzionali categorie di fortuna e sfortuna. Pretendiamo di misurarli coi nostri patetici orologi e, capaci di controllo solo su questi, quei giochi li subiamo senza capirli. Spesso senza divertirci, senza saperli mettere in relazione con lo spazio, con il movimento, con tutte quelle dinamiche di cui il tempo astutamente si serve per giocare con noi.

Ci sentiamo, così, impotenti e confusi. Ci attardiamo nella vita con rassegnazione e dispiacere, oscillando tra ricordi e rimpianti, e li temiamo perchè sempre li misuriamo solo dai quadranti dei nostri orologi. Spesso, nel riavvolgere ciò che impropriamente chiamiamo “passato”, cerchiamo di rallentare il tempo: crediamo di farcela evitando l’impatto con la velocità delle cose, schivando il loro incombere, ma riusciamo forse a rallentare la vita, non a fuggire.

Conviene allora fare come il tempo: giocare. Assecondare gli eventi, non fuggirli ma provocarli e affrontarli, incitare le relazioni, gli incontri, assorbendone le emozioni e l’energia.

Chi ha organizzato la nostra improbabile rimpatriata, magari inconsciamente ha fatto proprio questo: il “gioco del tempo”. Spinto da innata vitalità anarchica, ha giocato ad una sorta di nascondino al contrario. Disponendo di un pulviscolo di nomi, ha giocato a cercare e riunire. Ha esplorato la traiettoria della vita di ognuno, ne ha studiato l’equazione, l’energia residua, le possibilità. Come un ingegnere spaziale.

Rendendosi conto di imbattersi anche in stropicciati vecchietti dalle vite polverose prudenti e lontane, gli è toccato motivarli uno per uno, all’occorrenza bombardandoli con raffiche di mail coraggiose e pensose, con l’obiettivo di mettere in scena una stupefacente operazione di teatro: il corale incontro nella Ascoli che conobbero mezzo secolo fa (600M), del quale tutti sono stati attori protagonisti.

     È stato un successo. Chi con guizzi scanzonati come in gioventù… chi con tremiti di nostalgia… E chi sbagliava tutti i nomi, chi si perdeva nel piazzale, chi raccontava raccontava, chi neanche una parola, chi piangeva dentro, chi fotografava anche l’erba. Un guazzabuglio di cuori sorridenti “ingolfati di swing e di lacrime”, direbbe Paolo Conte.

Ne siamo usciti tutti come nuovi, ripuliti come da un candeggio. E l’equazione quasi-impossibile-eppure-reale AUC51=600M potrebbe meglio essere il titolo di un prodigioso blues, di quelli pugliesi…

4 giugno 2018               PGC  (alias AUC PierGiorgio Camaioni)

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