Gemmazione continua di bassi lavori in via Ugo Bassi a San Benedetto. I residenti – chi ci abita, chi ci lavora – non hanno più pace, ma evidentemente la guerra infinita dei cantieri dopo un po’ gli piace. Altrimenti avrebbero come minimo forato le gomme lisce dei motocarri, sabotato le betoniere, nascosto carriole, rubato pale seghe e martelli… (queste, le sofisticate attrezzature).

Nemmeno 200 metri di strada dritta e piana. Solo che sottoterra, oltre ai sottoservizi, alle condutture luce-telefono-acqua-gas ramificate a casaccio, alle malefiche radici di alberi molesti, potresti scoprire di tutto: reperti archeologici dell’Età della Pesca, tesori di pirati, relitti di navi di papi naufraghi in fuga da Grottammare, bombe inesplose delle due guerre mondiali, teschi sorridenti del neolitico, cadaveri di nostrane ammazzatine alla Camilleri…

Per questo l’intelligenza amministrativa procede per stralci: se c’è da sistemare le tubature del gas, guai metter contemporaneamente mano a quelle dell’acqua del telefono o della luce, che pure ne hanno bisogno. Si fa alla buona solo il lavoro sul gas, poi si rattoppa coi calcinacci e si ricopre con una pezza d’asfalto-pronto pigiata coi piedi.

C’è da eliminare gli antichi alberi? ZAC ZAC, si fanno dei bei crateri e li si ricoprono con gli avanzi. Dopo un mese a qualcuno vien l’uzzolo di ripiantarci rachitici alberelli già morenti? Si scava nello stesso punto una nuova fossa, non prima di aver installato l’ennesimo avventuroso cantiere.

C’è da rifare le fogne e gli scarichi delle acque chiare? Allora arriveranno quei vetusti caterpillar giapponesi che scapovolteranno ogni cosa, spaccando per sbadataggine anche i tubi e le condutture delle altre utenze appena rifatte.

E così via che neanche a Topolinia, più arruffoni e scombiccherati della Banda Bassotti, e sempre con la tecnica del rattoppo.

Lavori studiatamente sbagliati, che moltiplicano calcinacci, rifiuti, polveri, rumori, traffico e incidenti. Come se da quelle parti non bastassero gli impicci quotidiani. La ex signorile via Ugo Bassi, perso il suo statuto di  viale, ha da tempo acquisito lo stratificato squallore del resto della città, ma questi ulteriori disordinati lavori fatti alla come viene la sprofonderanno ancora più in basso.

E che pena quegli operai costretti a lavorar male, a respirare veleni, ad abbronzarsi forzatamente come etiopi, spesso senza l’ombra di protezioni adeguate e di sicurezza. Al soldo delle solite ditte che, “vinta la gara” (così si dice, che amenità) AL RIBASSO del 30 – 40% o più, hanno magari sub-sub-subappaltato a disgraziate altre ditte fantasma, che faticheranno in perdita, peggio che in svendita fallimentare.

Soldi gettati al vento per lavori tardivi, scadenti, sbagliati. Senza testa. Senza controlli. [E’ solo la mia opinione-non-autorevole, si capisce]  Eppure pare che a tutti vada bene così, al massimo qualcuno brontola e impreca al bar, sempre sotto traccia, e sempre pronto a sorridere e scappellarsi se passa il sindaco o l’assessore, hai visto mai…

Li chiamo bassi lavori. Non solo in via Ugo Bassi.

 

7 luglio 2018                      PGC

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