Spoleto alle erbe

[ Di stupefacente non c’è solo il Festival dei 2Mondi ]

       Meno male questo posticino in Via dei Gesuiti scovato per caso –  “La Piazzetta delle Erbe” / Ass.Cult. Semi di Zucca – dove ti salvi dall’esoso (e disorganizzato) stupefacente Festival che o compri i biglietti o mangi.

Meno male quest’angolo di quasi silenzio, dall’atmosfera confidenziale di locanda di paese: arredi liberi senz’ombra di design, faticati, scorticati, pitturati come viene viene; portelloni di legno di chissà quali finestre coi menu scritti a gessetto in bella diligente grafia; sedie fantasy spaiate ma comode; tavoli di una volta: cassetto per le posate – gambe a punta – piano in fòrmica; il grande specchio tutto curve di romantico controbuffet addossato al muro; il bancone di artigiano dalle molte vite; l’ingresso/vetrina quasi da officina che non ti fa promesse col trucco. Legno, poca plastica, zero tecnologia. Nell’aria spinta dal ventilatore d’epoca un’aria leggera di Jazz…

Come entri ti avvolge subito l’abbraccio aromatico di erbe ortaggi e frutta, profumi di fresca campagna umbra: vengono dalla piccola cucina nascosta sul retro e da quelle cassette di legno impilate in vista nell’angolo, zeppe di zucchine cetrioli melanzane peperoni sedani… più erbe varie. E, come nei Topolino che non leggi più, t’immagini la comparsa di un ballon a pennacchio con più punte che – sniff sniff – esalano dai posti più impensati.

Fuori di qui, questi profumi d’erbe non ci sono. Spoleto di questi giorni è una festa per gli occhi, un concentrato d’arte, architettura, eventi imperdibili e unici; ma è purtroppo anche un market a rimorchio del Festival, che ha smarrito negli anni il legame prezioso con l’autenticità del suo territorio. Troppa moda, troppa aria fritta, troppa supponenza, troppa vana-gloria. E troppi costi uniti a disorganizzazione, specie per noi tapini che facciamo chilometri.

Fortuna allora questa “Piazzetta delle Erbe”: luogo che respira di suo, che emana poesia senza dirlo, che ti incita ricordi estinti e ti ristora con quel poco che è tanto, per chi ha bisogno “solo” di un posto franco dove ricrearsi e rigenerarsi naturalmente. Il Festival qui non c’è. Anche se qua vengono a gruppetti alcuni suoi artisti attori musicisti che – sono umani anche loro – cercano come noi un’oasi, un’isola, un mare riparato più piccolo e più amico, un luogo intimo…

Eri venuto solo per mangiare, quasi te ne sei dimenticato… ma quei due dallo sguardo lieto e il parlare familiare fra poco ti porteranno senza ansia quello che hai scelto (ma che non avevi ben capito): gusterai allora “erbe & C” pensose e buone, mescolate con sapienza antica e fantasia. Per niente care, vedrai alla fine. Poi, se vuoi, un fidato dolce davvero appena fatto e caffè con la “napoletana”, cui non devi metter fretta.

Sì, fuori c’è il Festival che ti reclama, ah se anche quello – e Spoleto – fossero un po’ alle erbe

 

30 luglio 2018                     PGC                                 

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