“Paesaggi Dell’anima”

Acquerelli di Eugenio Cellini
Cripta di San Giovanni Evangelista – Ripatransone     16 Luglio – 15 Agosto 2018

 

Per noi assuefatti o in preda all’accidia, ormai talmente abituati ai nostri paesaggi che nemmeno li guardiamo più, tornano puntuali gli acquerelli di Eugenio Cellini a raccontarceli nel profondo. Fin nell’anima.

E stavolta si sono accasati proprio nell’anima di Ripa, nel suo baricentro, sotto il chiesone del centro storico. Nell’antica cripta nascosta che pare scavata nei mattoni di una fornace, ubbidiente a un’architettura sobria solida e sacra, perfetta per l’arte e la musica. Uno spazio severo di silenzio e di luce (specie di pomeriggio) con già tutti i colori della terra… però senz’acqua. Dunque erano attesi gli acquerelli: eccone più di 120!

Eugenio ne ha fatte tante di mostre, e ne fa. E con lui sempre presente, per forza i visitatori – del posto o di fuori – gli fanno domande: chi ri-conosce il soggetto dell’acquerello e va bene; chi no, e curioso vuol saperne le coordinate; chi gli pare quel posto ma se lo ricorda un po’ diverso; chi  vedendolo per la prima volta lo trova familiare come ci fosse già stato, magari in una vita precedente…

Paesaggi (secondari) senza persone e auto, senza velocità, eppure animati da invisibili presenze che muovono la scena: vedi e senti il vento da est che fruscia tra gli alberi e il rosmarino, ti sembra che le nuvole si spostino, segui il lento traslare dell’ombra chiara del mezzogiorno e quello più lesto delle ombre lunghe serali, vedi sfilacciarsi le scie di schiuma mentre le barche disegnano facili traiettorie, e le campane dei campanili non stanno ferme…

Sono le anime del paesaggio, che si palesano perchè Eugenio sa esprimerle tutte con “solo” un po’ d’acqua per diluire i colori.

In piccoli viaggi, in reportage minimi, ne coglie le allucinazioni, le dinamiche, le vibrazioni, i profumi, le rughe mobili, il cuore letterario [vengono in mente certe narrazioni di Franco Arminio]. Dipinge il freddo e il caldo, le stagioni, la vita. Nulla è fermo per chi guarda, quegli acquerelli più che quadri sono commedia, cinema, teatro… Sono storie. E sono testimonianza.

Non guardiamoli soltanto, questi Paesaggi dell’Anima: dei paesaggi reali che raccontano possiamo sentire la voce, ci ricordano che sono là da sempre, solo non ce ne siamo accorti, o li abbiamo dimenticati. Occupati a brandire discorsi e retoriche – difesa, conservazione, tutela del paesaggio e bla e bla – mai divenuti sostanza, abbiamo trascurato di viverli, di proteggerli come si fa con le persone che amiamo: rispettandone l’anima, occupandoci di loro, accantonando egoismi e interessi.

2 agosto 2018                        PGC              

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