Ripatransone. L’Ufficio Turistico / Museo Archeologico / Biblioteca Comunale si apre al piano terra del Palazzo Municipale. Fai dieci passi, giri l’angolo e hai la scalinata della Civica Residenza, nelle cui stanze fervono le intelligenze, vibrano le sinapsi, si forgiano le magnifiche sorti e progressive della città.

Strano che così vicino e in così denso svolazzar di neuroni (appena rinnovati), nessuno abbia  fatto caso a quei cartelloni abbattutisi all’ingresso dell’indifeso UfficioTuristico. Eppure sembrano esser stati lanciati da un’auto in corsa, forse da buontemponi in vena di zingarata alla “Amici miei” di Monicelli. Di certo sono atterrati male, e lì sono rimasti.

Altro modo non c’è, di capire come – nel luogo più qualificante della città – possano convivere polenta e Traviata, polenta e Nov’Arie, pappardelle e Rassegna Concertistica in un’assurda ammucchiata cartellonistica che guarda pure, impudente e beffarda, l’incredibile meraviglia del  Palazzo del Podestà proprio lì di fronte.

Ovvio che – con tutti i problemi che una città può avere – non si starebbe qui a parlare di sette cartelloni buttati alla come viene a imbruttire un luogo cittadino di rara bellezza e istituzionalmente rappresentativo, se il decoro urbano non fosse – ma lo è – un misuratore imprescindibile di quella civiltà che comincia dal rispetto dei luoghi e diviene transitivamente rispetto di sè e degli altri; se l’assenza di quel decoro non fosse impietoso segnale di ulteriori preoccupanti deficit.

Intanto i visitatori guardano incuriositi – gli stranieri soprattutto – il Concerto di Gala dell’Opera sposare senza imbarazzo la Festa della polenta, Debussy sotto-stare alle pappardelle di farro al ragù, Giuseppe Verdi contendere spazio alla passatella: e forse ci osservano con l’interesse dell’entomologo che studia al microscopio le specie rare.

Di certo, sui cartelloni di Ripa polenta batte Traviata due a uno. Vittoria netta.

 9 agosto 2018                    Sara Di Giuseppe

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