È bello passeggiare per le strade di Ripa – tra storia architettura e religione – anche se è tutto un salire-scendere-scalinare che davvero ci vuole il fisico. D’estate quanti turisti incontri ammirati ma stanchi, sudati come turchi: rasentano muri in cerca d’ombra, abbracciano alberi, cercano acqua… D’inverno, al contrario, rifuggendo l’ombra, passeggiando infagottati e veloci, appena possono si offrono al sole come lucertole, cercano d’intiepidirsi, d’accumulare calore, di ripararsi dal vento siberiano che – non si sappia in giro – è fabbricato proprio qui, a Ripa.

Normale che sia così. Ma a Ripa, dalla rugosa morfologia ondulata irregolare e tutta curve, senza strade dritte o a 90° che diano un’orientata, il volenteroso turista-camminatore estivo non può sapere se passeggiando troverà conforto nell’ombra pedinatrice, o rinsecchirà come un baccalà sotto il sole implacabile da traversata del Ténéré. E anche nelle uscite fuori dal centro storico, avventurandosi per le agricole contrade, quanto gli sarebbe utile sapere se in certe ore l’aiuterà l’amica ombra a conoscere/esplorare il territorio, e gustarlo per magari rimanerci un po’… O se, per non rischiare l’insolazione, dovrà mettere in moto e via.

Un rimedio ci sarebbe, e nelle stanze di bottoni l’avrebbero già tirato fuori dal cilindro se fosse un sacco costoso, se desse visibilità e gloria, se per sbandierarlo dovessero chiamare archistar, se per benedirlo arrivassero vescovi e generali, e bande cittadine a suonar grancasse e bombardini.

Purtroppo sarebbe invece a costo quasi zero il mio strano pieghevole dal titolo “I passi dell’ombra, i passi del sole”. In sostanza, sul fronte A ci sarebbe la mappa della parte “passeggiabile” di Ripa-paese con in bella evidenza le zone d’ombra – in 3 diverse fasce orarie – nei circa 100 giorni estivi; sul retro B, le mappe delle parti “passeggiabili” delle contrade adiacenti, con disegnate le ombre nelle stesse fasce orarie. Ma non solo: adoperando la simbologia internazionale, lungo gli (ombrosi) percorsi non dovrebbero mancare le freccette orientate delle pendenze (salita o discesa), i dati sulla pavimentazione urbana e del fondo stradale, i simboli dei gradini o delle rampe, le quote altimetriche ravvicinate, i punti d’acqua o di ristoro, i luoghi “mirati” di particolare interesse panoramico/paesaggistico… con indicate, in uno specchietto, le temperature e le precipitazioni medie degli ultimi 5 anni in quei 100 giorni.

       Questo pratico e robusto pieghevole avrebbe, da chiuso, dimensioni e forma di uno smartphone (circa cm.7X14); aperto, diventerebbe in un lampo circa 56X42. Necessariamente bilingue (italiano non autoreferenziale / inglese non all’amatriciana). Se organizzato come si deve, avrebbe spazio per innumerevoli altre informazioni utili se non indispensabili, colpevolmente assenti nella totalità dei materiali informativi del territorio. 

Per tecnica dei materiali, linguaggio, grafica e lettering, disegni, immagine, “I passi dell’ombra, i passi del sole” – oltre all’idea originale che già da sé perforerebbe il sistema comunicativo/pubblicitario – è un progetto innovativo complesso che non si può improvvisare. Ma si può ignorare.

11 agosto 2018                PGC         

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