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In questi giorni, nel tardo pomeriggio, dall’alta circonvallazione di Ripatransone (AP) lo si vede bene. Specie quando luccica di pioggia al tramonto scavalcando le colline: le provvisorie fettucce di plastica arancione che lo delimitano ti sembrano quasi fatte di seta, ma la poesia finisce qui. Quello che si snoda laggiù è il famigerato gasdotto in costruzione. Alla fine sarà lungo anch’esso migliaia di km,  ma solo in questo e in nient’altro potrà evocare la fascinosa Via della Seta di Marco Polo, unione di mondi tra Oriente e Occidente, ponte fra civiltà contrapposte, tragitto di arditi commerci; profumava di spezie e d’avventura, la percorrevano idee e religioni…

Quest’altra invece, che pare uno stupido stradone (anzi un’autostrada dei Benetton) è solo un trucco: sparirà fra poco, giusto il tempo di interrarci ad almeno 2 metri un infinito spaventoso cordone ombelicale dentro cui scorrerà per sempre – se non si rompe – il gas puzzolente cui saremo condannati a star attaccati per tutta la vita.

Così si incidono colline coltivate, calanchi inviolati, boschi. A zig-zag, per lasciare le case a 20 metri per parte (un po’ di più le chiese, le fabbriche, i cimiteri), dopo aver con-trattato gli indennizzi di legge come si fa al mercato, ma senza irrigidirsi sul prezzo: vuoi di più? non c’è problema, ti pago quanto vuoi basta che mi fai passare, anzi eccoti i soldi subito. Tanto l’emissario anticipa soltanto, “a pagare – con gli interessi – saremo tutti noi con le bollette, per servizi di cui non usufruiremo”.

I danni al territorio (popolazione, edifici, imprese, beni culturali), la potenziale pericolosità delle infrastrutture (questa è zona sismica), l’aumento del dissesto idrogeologico (è già a rischio oltre il 90% dei Comuni di Marche-Abruzzo, Rapporto ISPRA 2018), l’inquinamento, la violenza al paesaggio… tutte balle degli ambientalisti. Quando tutto verrà ricoperto – come sulla scena del crimine – e torneranno vigne e alberi e prati nuovi di zecca, solo dai satelliti si vedranno le ferite. Pazienza se non appariranno affascinanti come i geoglifi nazca del Perù.

Anzi, finito ‘sto gasdotto tranquilli che ne faranno un altro, altrettanto superfluo [magari lo chiameranno spudoratamente “Via della Seta”], raccontando ancora la favola per gonzi della crescente fame di energia pulita  – crescente non è vero, pulita poi… – e a basso prezzo (falso: il gas è sempre più caro nonostante i nuovi gasdotti).

Se l’Italia è già una infinita ragnatela di tubi, è perché la madre dei tubi è sempre incinta e l’industria facile degli scavi – spesso a matrice mafiosa – non può né vuole fermarsi, dunque dobbiamo pur foraggiarla questa gente.

Meno male che il nostro bravo Tullio Pericoli le disegnò per tempo queste nostre colline, quando erano intatte. Oggi non avrebbe potuto.

 

 

4 settembre 2018                    PGC

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