l’11 settembre del Pino Bar

Non c’è solo la crisi che falcidia il lavoro e le imprese connesse.
Non ci sono solo i terremoti che sconvolgono case, negozi e capannoni.
Non ci sono solo alluvioni e ponti che crollano a spazzare famiglie intere e attività economiche.
Non ci sono solo decreti e falsi miti a far decidere di non intraprendere nuovi investimenti.

Ci sono (così dicono, ma io non ci credo) anche Comuni che decretano la chiusura di attività libere e apprezzate, floride e storiche, belle e fatte da gente che ci spende una vita intera.

Ci sono (così dicono, ma io non ci credo) anche vigili urbani che chiedono ai 5 astanti: “documenti prego”, per prevenire sommosse degli stessi gestori, armati di aghi di pino peraltro numerosissimi e a portata di Picena Ambiente, e mai rimossi.
Ci sono date da rimembrare che ci angustiano da 17 anni, e per questo il Comun’ demolitore (per i residenti “Sammenedette bill’ mine”) ha deciso di gemellare la tragica ricorrenza dell’11 settembre d’oltre oceano (così dicono, ma non ci credo), con l’imposta chiusura di un’attività commerciale al servizio del turismo, della socialità nonché reddito per le giovani donne che ci hanno lavorato per oltre 30 anni.
Ci sono (così dicono, ma io non ci credo) oltre 2.000 persone che hanno dato la loro solidarietà firmando l’unico registro posto all’ingresso del bar-gelateria.

Da ora in avanti, assieme alla tragedia delle Torri Gemelle, celebreremo la drammatica e misteriosa chiusura con ordinanza comunale del Locale Storico delle Marche ‘Pino Bar’.

Amen

PS: Il tutto è partito da un ‘istanza’ anni fa, fatta dal Comune di San Benedetto del Tronto. La nuova amministrazione, come diversamente per molti altri settori, non ha fatto valere il proprio slogan: discontinuità. In questo caso c’è stata perfetta continuità e ingiustificato accanimento. Chissà se i ‘locali poteri forti’ non abbiano permeato perfettamente il Pubblico? Così dicono, ma io non ci credo.

Francesco Del Zompo

11 settembre 2018

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