Premessa.

Anziché pensare a spendere subito e bene i soldi necessari a far funzionare decentemente i due storici ospedali di Ascoli e San Benedetto [hanno talmente bisogno di… cure, che se ne scappano disperati perfino i medici] i nostri politici, amministratori, tecnici e responsabili a vario titolo si accapigliano come ragazzini tignosi alle prese col meccano per stabilire “dove” costruirne uno o due – grandi costosissimi nuovi di zecca – declassando o rottamando i vecchi.

Piatto ricco mi ci ficco, presidenti sindaci assessori consiglieri in fibrillazione, altro che campagna elettorale! Il nuovo Ospedale Unico sia nel mio Comune! ennò, dev’essere nel mio! manco per sogno, è meglio nel mio! dev’essere sulla costa; no, nella valle; no, lungo il fiume; tra campagna e collina ci sta da dio… ; e giù motivazioni deliranti, ciascuno giurando su chilometri e minuti e secondi necessari al proprio suddito malato per arrivarci, a ‘sto nuovo ospedalone.

Fingono di non sapere che nel nostro esiguo territorio affettato di strade è demenziale parlare di “minuti di spostamento”, quando muori perché l’ambulanza non può entrare nella casbah del mercato, affoghi perché i bagnini sono in pausa-caffè, schiatti perché il Pronto Soccorso è intasato o senza personale, o perché l’arresto cardiaco può non aspettare che per portarti in barella con l’ascensore al piano di sopra arrivi da fuori la Croce Verde (!). È successo.

E le liste d’attesa a babbo morto?

Comunque sia, sembrava avessero deciso per il territorio di Spinetoli/Pagliare. Ma adesso non va bene più: eletto il nuovo Capo di Area Vasta tutto può ricominciare, faranno ancora assemblee, incontri, finti accordi, cene… L’intrigo s’infittisce.

Per cui ecco la mia proposta seria, più seria di tutte quelle che veline e giornali-da-riporto ci infliggono di continuo. Placherà i politici e accontenterà tutti i 10-20 sindaci che ora si azzuffano per avere il nuovo ospedalone sotto casa loro. Perché dovrà essere un OSPEDALE CON RUOTE: sembrerà un treno, quindi mai immobile, da muovere sui binari del tratto di ferrovia adriatica che ci riguarda e lungo la Ascoli-San Benedetto. Che si sposta ad orario ma anche a chiamata, che si ferma in qualsiasi posto per raccogliere o dimettere quasi a domicilio i malati. Che non sia di nessun sindaco ma di tutti.

        Carrozze attrezzatissime (disegnate da un’archistar): reparti, sale operatorie all’avanguardia, camere, Pronto Soccorso, CUP, ambulatori, reparti analisi, cappella, sale d’attesa… I binari ci sono già, non bisogna comprarli; le stazioni pure, anzi quelle lungo la valle del Tronto, deserte o sottoutilizzate, prenderebbero nuova vita (salvo lasciare un binario morto per le, ahinoi, estreme necessità); ci sono pure i parcheggi. E’ tutto pronto, non bisogna costruire niente.

        L’OSPEDALE CON RUOTE è la soluzione giusta: flessibile, duttile, economica, pacificatrice. Si tolgono o si aggiungono carrozze secondo le esigenze e le stagioni. E per i paesi privi di ferrovia, per quelli collinari e di montagna, ecco in aggiunta ospedali mobili con ruote di gomma anziché di ferro: pullman bianchi a due piani attrezzati con tanto di medici e infermieri, che fanno la spola con le stazioni.

        Non sarà più triste andare in ospedale: ti curi e viaggi, non ti annoi, guardi il panorama che cambia, incontri gente, impari i dialetti… Tu guarirai prima e la Regione risparmierà. Peccato, la dirigente scaduta Capocasa aveva pure il nome giusto, bastava cambiare casa con treno. Con il fresco Milani è più difficile. Ma lo vedo bene, paletta e fischietto, dare ordini con un pittoresco berretto bianco-nero o rosso-blu.

 

22 settembre 2018                 PGC

Annunci