Pasquali’, lascia stare Fabrizio De André 

Pasquali’, lascia stare Fabrizio De André 

[“Si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare cattivo esempio”: così sindaco Pasqualino   Piunti replica alle critiche del PD sugli interrotti lavori del nuovo lungomare di San Benedetto ]

         Nel citare un Grande per una faccenda così piccola e misera – la giustificazione dei lavori mal fatti e maldestramente interrotti di un pezzetto di lungomare – ti sei messo sulla cattiva strada, Pasquali’. Tutti s’accorgono con uno sguardo che non sei un missionario, perciò come ti viene in mente di nominare un testo “sacro” per soddisfare le tue voglie di rivalsa verso un PD che, tra l’altro, pare morto stecchito di suo? Ti senti forse come Gesù nel Tempio? Strana passione ti conduce, quella di tirarti addosso da un giorno all’altro l’ira funesta delle cagnette a cui hai sottratto l’osso [i lavori del lungomare].

Piuttosto, come già ti scrissi (“San Benedetto nemica delle bici”, 29 maggio ‘17), da’ un segno di discontinuità, rimedia finché puoi! Perché fa pena, questo faticato tronco di lungomare appena riaperto (senza spudorate inaugurazioni, almeno; il tuo collega Pierre-Gallin avrebbe dato fiato alle trombe autoproclamandosi santo subito).

Fa pena, dicevo. Intanto per quel titanico cordolo bianco delimitante la pseudo-pista ciclabile; fuori norma, pericoloso, ingombrante, ammazza-ciclisti, già sporco da non potersi pulire: prima lo fai demolire meglio è, e prima che se n’accorgano le riviste specializzate di ciclismo…

Ma anche per la rossiccia pavimentazione della pista insinuantesi tra palme e oleandri con effetto ottico straniante per il pistard (che SBAM rischia di ritrovarsi abbracciato a una pianta); esageratamente tecnologica e perciò delicatissima, vulnerabile, tutta in forte pendenza verso mare, mal stesa, già parecchio e irrimediabilmente rovinata.

Poi per le ridicole aiuole-a-collina con massi incorporati, che innaffiate in automatico generano impetuosi freschi torrentelli; per i pretenziosi lampioni bianchi da villazza del boss, e per altre cosucce che per ora generosamente ti risparmio, che le dovresti capire da solo nei tuoi frequenti e inconcludenti sopralluoghi ispettivi. Né ti allego le foto.

Certo, il PD ci ha messo del suo ed è meglio che taccia. Ma è patetico se tu fai come il parroco che non disprezza fra un miserere e un’estrema unzione il bene effimero della vanagloria.

Che bello sarebbe se, come in Bocca di rosa, per rimettere le cose a posto arrivassero “quattro gendarmi con i pennacchi e con le armi” ad accompagnarvi tutti alla stazione per esser certi che andiate tutti a quel paese, uno qualsiasi.

Ma affranti “con gli occhi rossi e il cappello in mano” noi non ci saremo.

 

 

24 giugno 2017                           PGC

MUSICA LEGGERA

Canto di vita
Incontro di poesia con ENRICA LOGGI

Introduce e dialoga con l’autrice Antonella Roncarolo

Galleria d’Arte Marconi – Cupramarittima – 17 giugno 2017 h18

“MUSICA LEGGERA”

        E’ musica leggera, ma classicamente napoletana, l’omaggio di Enrica a chiusura dell’incontro (conosco i dialetti – ci dice – e a Napoli ho vissuto degli anni). Così ci rapisce il suo assolo di Reginella: nessun accompagnamento musicale, e quella sua voce d’altro tempo che ricama il testo struggente di Libero Bovio è la stessa che poco fa cantava i versi di alcune sue raccolte, Musica leggera, Il talento dei giorni, Di acque e segni labili, Il seme della pioggia, e altro.

Il dialogo di oggi è quello fra amiche che discorrono con grazia affettuosa: Enrica percorre con Antonella  le tappe di una creazione poetica, la sua, che canta fragilità e solitudini – i poeti sono soli / col loro inverno – labirinti ed assenze, fughe e ritorni, e il piccolo affanno dei gesti quotidiani che la natura materna e pietosa accoglie e consola. Terra e pietre, cieli e stagioni, e soffi di mare che conducono memorie, acque di piogge e acque di fiumi: tutto ascoltiamo fluire nella voce che leggera scandisce il suo breve diario di parole.

Dal gioco del dialogo si dipana una narrazione che è confidenziale (l’abitudine di leggere all’amica, per telefono, i versi appena composti… “dovremmo tutti avere un poeta per amico”, dirà Antonella) e al tempo stesso illumina una trama poetica intima e profonda, definisce la traccia inconfondibile di ogni sua raccolta: la vita colta nel suo “farsi natura” (così la felice espressione di G.Dimarti), e la poesia – canzone accesa – che ne penetra la sacralità, vi rintraccia un disegno che si fa avanti senza mostrarsi, percorre mari non navigati e orizzonti di città dove si muovono i miei simili /mutando il loro dove, s’innalza in uno “slancio esistenziale in grado di contrapporsi allo sgretolante grigiore del mondo” (A.Lucidi).

Gli ottanta versi del poemetto inedito che hanno aperto l’incontro sono stati anch’essi “Canto di vita”; come nel Canto di Hofmannsthal vi echeggia una nostalgia senza nome…nostalgia di vita, vi aleggiano  atmosfere sospese: su quelle, oggi, si affacciano assorte – straniate/stranianti immagini – i giganteschi ritratti in foto che dalle pareti colorano prepotenti lo spazio*…

 Quiete onde di luce, si travestono / e si fingono stelle, anzi parole: ecco evocate dalla conversazione, le creazioni di Enrica per i bimestrali Grandi Temi di UT **,  in ciascuna la vastità sontuosa del tema è ricondotta all’alveo imprevedibile e dimesso di un quotidiano che si fa poesia.

Così La Rivoluzione è insurrezione delle pratoline insorte per me […] sulle spalle della primavera, angeliche e beffarde agli occhi dei passanti, che cantano per lei, levata / a contemplare quel che ci sarebbe / stato se il mondo non avesse / smarrito la parola. E Il Desiderio è abbracci di fretta fra i cespugli, crepuscolo di festa e di giostra in riva al mare; Il Suono è quello argentato di chitarra, uscita dalla pancia di legno al tocco della sua mano bambina (Fu da frichina la prima vodda / ch sndiett snà na chitarra); Fragilità è la veste comprata dai Cinesi per spendere poco, bella e gracile e rattoppata e ricucita ancora, non posso più indossarla e non la butto via; L’Indiscrezione è un cassetto gonfiato dal tempo, riaperto dopo anni, sedimento di memorie oggetti parole… perché, ci racconta Enrica, conservare ciò che è ferito e non riesco a buttar via è un po’ simile allo Zen e alla sua filosofia della guarigione possibile di ciò che è stato… E sono Labirinto i disegni invisibili delle rondini che impazzano nere, è labirinto il cielo di scie chiare come un Maggio dentro il quale perdersi è come ritrovare / lontano, a riva, / la casa che lasciamo ogni giorno / alla deriva.

Ci congediamo ormai, e giurerei d’averlo visto sorridere, l’anziano perplesso grande signore con palloncino rosso sulla parete destra, grato come tutti noi ad Enrica per questa breve indimenticabile heure authentique de vrai bonheur ***.

 

 

* Personale di Rita Vitali Rosati – Galleria Marconi, Cupra Marittima, 21 maggio / 17 giugno 2017

** POESIENRICALOGGI” – I QUADERNI DI UT  XII-MMXVI n.1

*** G.Brassens, Histoire de faussaire

21 GIUGNO 2017                 Sara Di Giuseppe

letteraturamagazine.org

 

Cara Aurora ti scrivo

Cara Aurora ti scrivo

[ Il Commissario di Ripatransone è Aurora Monaldi. Ma ci sarà l’alba dopo l’Aurora?]

 

Cara Aurora ti scrivo

Così ti distraggo un po’

E siccome sei molto vicina

Più spesso ti scriverò.

Da quando sei arrivata

Pensa quale novità:

La monnezza è infinita ormai

E proprio tutto a Ripa non va.

 

 

Si esce sempre la sera

Cercando di far festa

Ma c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra.

E si fa tanto parlare da intere settimane

Ma tutti han niente da dire e tempo ne rimane.

Né la televisione ha detto che quest’anno

Porterà una trasformazione

Che nessuno sta più aspettando.

Sarà un brutto natale e tristezza tutto l’anno

Ogni cristo resterà sulla croce

Solo i fetenti faranno ritorno.

 

 

Ci sarà da mangiare e pellet tutto l’anno

I pochi votanti vorranno sparlare

Gli astenuti già lo fanno.

E si litigherà dovunque, ognuno come gli va

Anche i preti per candidarsi

E mica soltanto a una certa età.

E senza grandi disturbi qualcuno ri-vincerà

Saranno certo i molto furbi

Mica i cretini del bar di qua.

 

 

Vedi cara Aurora cosa ti scrivo e ti dico

E come sono (s)contento del Commissariamento.

Vedi cara Monaldi cosa si deve inventare

Per poter crederci ancora

E continuare a sperare.

E se quest’anno poi passasse in un istante

Vedi “prefetta” mia come diventa importante

Che in questo istante ti scriva io.

 

 

L’anno che sta iniziando tra un anno passerà

Tu già ti stai preparando

Chissà se Ripa cambierà.

 

21 giugno 2017               PGC

[Libero saccheggio da “L’anno che verrà” di Lucio Dalla]

Caro Commissario ti scrivo 

[Comunali di Ripatransone: l’unica Lista viene battuta, quindi arrivi tu]

 

 Ripa-patatrak. Quindi adesso arrivi tu. Piacere (si fa per dire). Buongiorno (anche).

        Caro Commissario Prefettizio, non so chi sei, da dove vieni, che faccia hai, quanti anni hai, come sei. Evocato, temuto o invocato (a seconda dei casi) in tutta la campagna elettorale, è il momento di vederti all’opera a Ripatransone. Non si pretende molto da te (anche se i tuoi poteri sono illimitati), in fondo fai parte di una categoria che abitualmente non brilla per spirito di iniziativa, slanci amministrativi e generosità d’animo: sei un burocrate come tanti, prudente uomo dello Stato, supplente in carriera, mezze-maniche di lusso. Hai scelto così, contento tu.

Ma io, forse potrei dire noi, non ho (non abbiamo) pregiudizi. Ovvio, non ti accogliamo con la banda, nè possiamo fare patti con te, quindi niente patti-chiari-amicizia-lunga, poi che ti cale della nostra amicizia, tu stai un anno qua e poi via.

Però: io farò così, ti scriverò, ti disturberò.

Ti sottoporrò – informalmente, gratis e come mi va – problemi colpevolmente irrisolti (o addirittura finora completamente ignorati) eppure con qualche via d’uscita. Ti esporrò idee forse di generale utilità. Ti chiederò di lavorare per Ripa anche se non ne avrai voglia, magari ci diventerai simpatico… E’ che sono “cittadino di professione” con vari scatti d’anzianità, quindi devo.

        Per cominciare facile-facile, esamina un po’ la Questione-Rifiuti. Dalla contrattuale Raccolta Differenziata alla banale pulizia, al decoro del paese e delle sue contrade. Stiamo messi male, molto male. La foto che ti allego dimostra lo zelo di PicenAmbiente, eppure ci costa un botto. Vedi un po’. Ah, non fare come i maleducati “eletti” che ti hanno preceduto…

Buon lavoro. A presto.

 

12 giugno 2017                           PGC

A Ripatransone, voto “palese” o voto “segreto” pari sono

A Ripatransone, voto “palese” o voto “segreto” pari sono

 

Mettiamo che qui a Ripatransone succeda come l’8 giugno alla Camera, che cioè “per malaugurato errore” si venga a sapere come ciascun ripano avrà votato alle prossime Comunali dell’11 giugno, dove si presenta una sola Lista, apparentemente civica, dal quieto simbolo verdastro-marron raffigurante l’ameno profilo del paese – senza la gru – con grappolo d’uva e rametto d’ulivo, come dire: non siamo il PD (prima bugia) ma abbiamo fantasia (seconda bugia). Quindi “BENE COMUNE”, come dire: siamo contro la guerra, vogliamo la pace nel mondo… vabbè.

Dato che s’è fatta correre un sola Lista, quale sarebbe la possibile sorpresa? Quale segreto verrebbe svelato? Cosa si verrebbe a sapere che già non si sappia?

Di chi vota e di chi non andrà a votare (per convinzione o perché non ha “scelta”), con i soliti elementari barbatrucchi si saprà con precisione nome-cognome-indirizzo-telefono-reddito-gruppo sanguigno-macchina… E lo stesso di chi annullerà la scheda, stavolta, non esistendo altre Liste.

Conteranno piuttosto il numero dei votanti e quel +1 (che, quello sì, non si saprebbe mai “chi” è) ed eventualmente la classifica dei 12 candidati con le relative famiglie in competizione (le stesse sorprese di un campionato di calcio: chi è promosso, chi va in Champion, chi retrocede…).

Insomma, tanto varrebbe votare palesemente: per telefono, per chiamata, al bar per alzata di mano… altro che segretamente “nel segreto dell’urna”, che è il segreto di Pulcinella.

Però intanto in questi due giorni che mancano, a Ripa e in ogni sua contrada tutti a pensare, riflettere, calcolare, parar telefonate, trovar scuse, inventar bugie, meditar vendette… segrete, ma quando mai. E contemporaneamente a leggere il volenteroso libretto del Programma, che se ne fanno immancabilmente di meravigliosi, ma stavolta ne è arrivato per posta uno, solo soletto, dall’aspetto un po’ triste.

Stavo mettendomi a leggerlo anch’io. Non so le altre pagine, che a questo punto non leggerò, ma la prima è tutto un programma: chi l’11 giugno non “sceglie” Ripatransone-Bene-Comune sarebbe – all’ingrosso – qualunquista, malvagio, traditore, irresponsabile, danneggiatore, poco di buono, immobilista, pessimista, scansafatiche, menagramo, scellerato, asociale, infedele, nemico… Quindi peste lo colga.

Caro Alessandro Ricci (unico candidato sindaco), non ti pare di esagerare?

 

9 giugno 2017               PGC

IL PONTE NON SERVE PIU’

IL PONTE NON SERVE PIU’

[Grottammare: lesionato e chiuso dal 20 aprile il ponte di Tesino sul lungomare]

 

Sono bastati 50 giorni per abituarci senza. Quietamente. Il nuovo modus vivendi scaturito dalla chiusura del ponte di Tesi’ non solo va bene a tutti, ma fa pensare che si potrà fare così anche in tanti altri casi diversi, invece di affannarsi a risolvere i problemi.

Chi dava per certo che, come sarebbe successo in qualsiasi altro posto:

  •     il popolo sarebbe insorto per il ponte “chiuso e basta” all’avvio della stagione turistica senza uno straccio di soluzione temporanea d’emergenza e senza riaprirlo in quattroequattrotto (pur rispettando i 4 pensosi diktat dell’ingegnere-dai-25.000-euro-in-tasca) anzi prendendosi pure un altro mese se va bene;

 

  •    chalet-hotel-pensioni-camping-B&B avrebbero messo in piazza tavoli sedie ombrelloni letti lettini sdraio; pizzerie-bar-restaurants avrebbero inscenato un pittoresco arrabbiatissimo cacerolazo per far sapere che esistono; i cittadini avrebbero preso educatamente per il bavero Pierre-Gallin invece di omaggiarlo servilmente come sempre e ancora di più; l’Opposizione-cuor-di-leone avrebbe almeno occupato a oltranza l’Aula Consiliare portandosi i materassi per la notte; gli automobilisti in fila perenne avrebbero messo di traverso le auto e suonato i clacson fino a batteria morta; i proprietari di cani li avrebbero sguinzagliati all’ora dei bisogni e senza museruola negli Uffici del Comune; eccetera… Insomma, un’iradiddio…

 

  •        … Chi pensava così è un fesso. In verità ogni ribellione sarebbe stata ingiusta e fuori posto. QUEL PONTE NON SERVE, è d’avanzo.  Avevamo un ponte in più e non lo sapevamo, è bastato chiuderlo per dimostrarlo. Alla prossima ci taglieranno una gamba per il nostro bene, fa niente, c’è l’altra. Anzi, grazie per il pensiero. Prego.

Con queste aquile in Comune, aspettiamoci altri “successi”. Non scambiamoli scioccamente per indicatori di inettitudine, cialtroneria e castroneria: saranno invece sicuri indicatori di genio tecnico e sapienza politico-amministrativa, da accogliere con disperata letizia e ansia di voto.

Grottammare è un Cabaret, bellezza.

 

7 giugno 2017                              PGC

Un ControSenso*

Un ControSenso*

Voglio trovare un senso a questa scheda

anche se questa scheda un senso non ce l’ha

Voglio trovare un senso a questo voto

anche se questo voto un senso non ce l’ha

Voglio trovare un senso a questa scoria

anche se questa scoria un senso non ce l’ha

Voglio trovare un senso a questa lista

anche se questa lista un senso non ce l’ha

 

Sai cosa penso

che è un controsenso

ma non si capirà

non si capirà lo stesso

Senti che poco vento

non cambia mai il tempo

domani quale giorno arriverà?
Voglio trovare un senso a questa perdizione

anche se questa perdizione un senso non ce l’ha

Voglio trovare un senso a questa maledizione

anche se questa maledizione un senso non ce l’ha
Sai cosa penso

che è un controsenso

ma non si capirà

non si capirà lo stesso

Senti che poco vento

non cambia mai il tempo

domani quale giorno arriverà?

Domani quale giorno… ma è già qua!

Voglio trovare un senso a questa Ripa

anche se questa Ripa un senso non ce l’ha
Quando si capirà

domani sarà sempre lo stesso

Oggi niente bel vento

cambierà mai il tempo?

Chissà se un altro giorno arriverà…

Chissà se un altro giorno arriverà…

Chissà se un altro giorno

*A Ripatransone un’unica Lista alle Comunali dell’11 giugno

31 maggio 2017                  PGC

(libero saccheggio da “Un senso” di  Vasco Rossi)

 

 

La “chiara” INCOR[o]NAZIONE, secondo il Corriere Adriatico

La “chiara” INCOR[o]NAZIONE, secondo il Corriere Adriatico

  

Non serviva un articolo così lungo.

Bastava l’eloquente foto con i suoi “amici”

e precisare che Chiarini

(nuovo eletto Presidente del Consiglio Comunale di San Benedetto del Tronto)

nel tempo libero non fa il torero

ed è contento.

 

 

 

29 maggio 2017                         PGC

San Benedetto nemica delle bici

San Benedetto nemica delle bici

        Fin dal tempo delle primordiali realizzazioni degli anni ’90, sappiamo che da queste parti chi progetta e realizza pseudo piste ciclabili non capisce nulla di biciclette.

Né in trent’anni hanno imparato qualcosa: col risultato che chi s’avventura su un nastro o una pista ciclabile di San Benedetto e dintorni si espone a molti più pericoli di quanti ne correrebbe buttandosi bendato o a casaccio nel traffico.

L’elenco delle castronerie è lunghissimo, ma è inutile tornare a sottolineare i vecchi errori: inutilmente li ho denunciati in decenni di pericoloso viaggiare lento a pedali.

Qui mi riferisco soltanto al percorso ciclabile del Lungomare nord, l’ultimo in ordine di tempo (in affannosa nonché fiacca costruzione sopra quello vecchio). Appena abbozzato – e per fortuna non ancora agibile – presenta il suo primo (e fondamentale) peccato mortale:

Lo stupido cordolo bianco (!) di separazione tra auto e bici è costantemente alto, da entrambi i lati, ben 14 – 15 cm. (vedi foto), mentre le linee guida di qualsiasi manuale raccomandano di non superare mai i 10 – 12 cm. lato-strada e i 5 – 7 cm. lato-bici.

Lasciamo perdere il lato strada, che non c’è un solo marciapiede cittadino decente. Ma alzare un “muro” di 14 – 15 cm. dal lato-bici è un crimine: significa causare come minimo delle rovinose cadute, giacchè il punto più basso dei pedali di ogni bici sta ben al di sotto di questa misura.

Lo stesso cordolo non presenta un profilo che prevenga l’urto dei pedali, anche se non è tagliente come a Grottammare (lì sono perfino più somari…).

I sapientoni (architetti-ingegneri-geometri progettisti della domenica) porranno rimedio alla cazzata?

Sarebbe il caso che si affrettassero con vergogna a smontare quel tronco di cordolo realizzato e poi lo interrassero almeno della metà; oppure che gli affiancassero – lato mare – un secondo cordolo fluorescente a sezione decrescente trapezoidale  in maniera da rientrare nella norma.

Altrimenti, tutti i ciclisti che cadranno sbattendo i pedali (tutti no: quelli che ruzzoleranno sotto le macchine, amen) faranno causa al Comune e la vinceranno in carrozza.

Ma perché lavorate sempre così male?

 

29 maggio 2017                              PGC

Per le strade di Ripa

Per le strade di Ripa
 
Il sale a Ripa si trova per strada
Sacchi gialli da 25 chili (dalla Sardegna, saline di Cagliari)
Non lo danno d’inverno il sale a Ripa
per combattere il ghiaccio, lo sprecano a maggio
 a tener ritti i cartelli: 2 sacchi, 1 cartello.   
 
Il sale a Ripa lo trovi per terra
In zucca niente…
 
Anche l’asfalto a Ripa si trova per strada
Normale dirai, ma questo è nei sacchi:
“Conglomerato bituminoso a freddo”
 
Non ripara le buche, l’asfalto di Ripa,
lui regge i cartelli: 1 sacco, 1 cartello.   
 
Eh, pesa più del sale, l’asfalto…
Ma in zucca lo trovi
 
Per le strade di Ripa adesso si cercano voti
Sale e asfalto non valgono
 
 
25 maggio 2017                                      PGC